CN24 | Colpo al clan di Corigliano. 67 arresti e sequestri in tutta Italia

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http://www.cn24.tv Mercoledì 21 Luglio 2010 | In questa edizione di Report24: Colpo al clan di Corigliano. 67 arresti e sequestri in tutta Italia Operazione Santa Tecla: in manette anche i fratelli del sindaco I finanzieri del Gico di Catanzaro e dello Scico di Roma e i carabinieri di Cosenza hanno eseguito stamani 67 arresti in Calabria, Lombardia e altre regioni italiane. I soggetti, appartenenti e affiliati ad una pericolosa organizzazione 'ndranghetistica di Corigliano Calabro, sono accusati di associazione mafiosa, estorsione, usura, traffico e spaccio di droga. Gli arresti sono stati eseguiti, oltre che nel Cosentino, nelle province di Roma, Reggio Calabria, Foggia, Bologna, Brescia e Milano. L'operazione, denominata Santa Tecla, secondo gli investigatori sarebbe una delle più importanti condotte nel Cosentino per numero di arresti, spessore criminale e per il coinvolgimento di una dozzina di imprenditori. L'indagine è scattata quando è stato individuato un giro di droga tra la Calabria e la Lombardia. Dalle ricostruzioni degli inquirenti, i componenti dell'organizzazione si davano appuntamento a Milano in locali pubblici di via Santa Tecla, da cui il nome dell'operazione. Si tratterebbe di una via situata nel centro del capoluogo lombardo, dove venivano conclusi accordi e definite strategie sulla gestione del traffico di droga da parte del "locale" di Corigliano. Tra gli arrestati ci sono anche Mario e Franco Straface, imprenditori, fratelli del sindaco di Corigliano, Pasqualina, accusati di estorsione compiuta nell'ambito della realizzazione del villaggio turistico Airone di Corigliano. Secondo l'accusa, il titolare della società che aveva in appalto l'opera sarebbe stato costretto da Maurizio Barilari, ritenuto il capo della cosca di Corigliano, ad affidare un appalto milionario alla ditta dei due fratelli. Una società di calcio era il sistema escogitato dalla cosca di Corigliano per coprire i flussi di denaro provenienti dalle estorsioni. Fabio Barilari, 39 anni, fratello di Maurizio, indicato come il capo della cosca, dal 2001 è diventato titolare di un'impresa di tinteggiatura di edifici commerciali e rappresentante legale della società calcistica Schiavonea '97. Tutte e due le società, grazie all'emissione di fatture per operazioni inesistenti in tutto o in parte, secondo l'accusa, fornivano la copertura contabile al denaro che illecitamente arrivava nelle casse della cosca. Il sistema utilizzato era quello di simulare l'esecuzione di lavori di tinteggiatura. Uno dei sistemi usati dalla cosca era quello di imporre alle imprese la fornitura di materiale cartoplastico dalla ditta di Cosimo Martillotti, un prestanome, secondo l'accusa, che in precedenza lavorava come dipendente in una cooperativa di pescatori. La ditta, riconducibile a di fatto a Maurizio Barilari, era riuscita a conquistare una posizione egemonica nelle forniture di materiale nell'area di Corigliano Calabro e delle zone limitrofe. L'ascesa della ditta riconducibile a Barilari aveva creato, di fatto, una sorta di duopolio, visto che sul mercato operava gia' da tempo e con le stesse medesime impositive, un'altra ditta, riconducibile a Pietro Salvatore Mollo, un altro indagato. 

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