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CN24 | Operazione 'Paredra'. Colpo ai clan nel Lazio, Piemonte e Toscana

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CalabriaNews24

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http://www.cn24.tv mercoledì 21 Luglio 2010 | In questa edizione di Report24: Operazione 'Paredra'. Colpo ai clan nel Lazio, Piemonte e Toscana Blitz dei Ros contro le cosche catanzaresi. 14 le persone arrestate Undici persone in carcere e tre ai domiciliari per associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, usura, furto, detenzione di armi da fuoco, favoreggiamento personale e trasferimento fraudolento di valori con l'aggravante mafiosa. È il risultato di un'operazione denominata 'Paredra' messa a segno dai carabinieri del Ros nelle province di Roma, Catanzaro, Arezzo e Torino. I militari hanno effettuato anche alcune perquisizioni presso abitazioni (recuperando denaro contante e munizioni) e un provvedimento di sequestro preventivo nei confronti di tre società riconducibili agli indagati, dislocate a Guardavalle (CZ), Terranuova Bracciolini (AR) e Cumiana (TO), per un valore di oltre un milione di euro, che operano nel settore edilizio e del movimento terra. In una conferenza stampa cui hanno preso parte il generale del Ros Mario Parente e il colonnello Massimiliano Macilenti, è stato spiegato che l'indagine altro non è che il seguito di un'operazione del 2004, chiamata 'Appia', conclusasi con l'arresto di 33 persone nei confronti di altrettanti esponenti dell'articolazione laziale della cosca Gallace di Guardavalle, tutti coinvolti in attività di droga, armi e riciclaggio. I più recenti accertamenti hanno confermato che la cosca Gallace agisce da tempo nel territorio laziale (Anzio e Nettuno, grazie al supporto della famiglia Andreacchio originaria di Guardavalle) e che fa i soldi con la droga, le armi e prestiti a commercianti applicando tassi di usura anche del 20%. "Ormai è chiara la mutazione genetica della 'ndrangheta - hanno spiegato gli investigatori del Ros - che, rispetto alle attività illecite tradizionali, si sta infiltrando sempre più nell'economia legale". Per conto dei Gallace, Alessandro Andreacchio, indagato, è risultato il responsabile del traffico di droga nel litorale romano, attraverso una fitta rete di spacciatori al dettaglio che si dedicavano ai furti in abitazioni del basso pontino, i cui proventi servivano per finanziare il narcotraffico e andare incontro alle esigenze delle famiglie calabresi. Il Ros ha accertato, poi, che gli indagati si prodigavano per favorire la latitanza in Spagna di Annunziata Abbondanza, ricercata nel 2006 perchè colpita da due misure cautelari firmate dal gip di Roma per traffico internazionale di droga. La donna, cui Bruno Gallace e gli altri inviavano periodicamente somme di denaro per mantenere la latitanza, è stata arrestata al suo rientro in Italia all'aeroporto di Ciampino il 22 maggio 2008. C'era una 'talpa' negli uffici della procura di Roma che informava di tanto in tanto gli affiliati alla cosca Gallace dell'indagine giudiziaria in corso. Se ne sono accorti i carabinieri del Ros, circa un anno e mezzo fa, quando nel corso di una intercettazione ambientale in auto hanno captato una conversazione tra due indagati che da quel momento in poi avevano deciso di essere particolarmente guardinghi: "C'e' il Ros che sta indagando, ma loro non intervengono, ci pensano i locali...". E' a quel punto che sono scattati i riscontri incrociati e dopo un po', grazie all'analisi dei tabulati telefonici, gli investigatori hanno scoperto che a fornire informazioni indebite era uno stimato impiegato amministrativo: da anni in servizio presso la segreteria di un pm (estraneo alla vicenda oltre che non titolare del procedimento), l'uomo ogni tanto consultava il registro generale per girare notizie utili sullo stato del fascicolo. L'uomo, di origine calabrese e fratello di uno degli arrestati (dedito all'usura), e' stato rimosso dall'incarico, trasferito in altra sede e poi processato e condannato per accesso abusivo a un sistema informatico. Il tutto, ovviamente, e' avvenuto nella massima riservatezza per non compromettere la delicata indagine sulla cosca Gallace "anche se - ha ammesso un investigatore del Ros - la vicenda della talpa in procura ha fortemente condizionato gli sviluppi dell'inchiesta".