CN24 | Omicidi di 'ndrangheta nel cosentino. Arrestati mandanti ed esecutori

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Mercoledì 05 Maggio 2010 | In questa edizione di Report24: Omicidi di 'ndrangheta nel cosentino. Arrestati mandanti ed esecutori La Dia esegue 8 ordinanze di custodia. Colpo ai 'maggiorenti' dei clan Ci sarebbe stata la necessità di ristabilire gli equilibri all'interno delle cosche del Cosentino all'origine di tre omicidi e di un tentato omicidio, su cui avrebbe fatto piena luce il secondo troncone dell'operazione "Terminator", condotta dalla Direzione investigativa antimafia di Catanzaro, che ha portato oggi all'emissione di otto ordinanze di custodia cautelare in carcere oltre ad alcuni avvisi di garanzia. Tre degli indagati sono attualmente ricercati, mentre due di loro erano già detenuti, a tutti è stata contestata l'aggravante mafiosa. In manette sono finiti presunti mandanti ed esecutori degli omicidi di Francesco Bruni, del luglio 2009, Antonio Sena, maggio 2000, e Chiarello Primiano, giugno 1999, oltre ai responsabili del tentato omicidio di Esposito Umile, maggio 2000. I particolari dell'operazione sono stati resi noti questa mattina, nel corso di una conferenza stampa nella sede della Dia di Catanzaro, alla presenza del procuratore della Repubblica Vincenzo Antonio Lombardo, del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, dei dirigenti della Dia Antonio Cannarella e Francesco Falbo. Gli omicidi sono maturato in un arco di tempo, tra il 1998 e il 2001, in cui la criminalità organizzata del Cosentino ha vissuto una profonda riorganizzazione, con la nascita di gruppi emergenti che hanno tentato di prendere la supremazia sui gruppi storici della zona. L'operazione portata a termine oggi dalla Dia costituisce un ulteriore troncone dell'inchiesta "Terminator", avviata nel 2007, da cui emerge un quadro di omicidi efferati e vendette nei confronti di chi non rispettava le "regole" dei clan. Dopo l'omicidio di Antonio Sena, considerato un capo storico della mafia cosentina, anche altre cosche calabresi si interessarono della vicenda. Come il clan Pesce di Rosarno che, secondo gli investigatori, si preoccupò di verificare che l'escalation di sangue non proseguisse ulteriormente. Nel corso della conferenza stampa, il procuratore Lombardo ha sottolineato che sono state utilizzate per le indagini anche le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, oltre alle intercettazioni telefoniche e ambientali e ai riscontri investigativi maturati anche in altre inchieste sulla criminalità organizzata del Cosentino. I collaboratori che hanno contribuito alle indagini sono Bevacqua, De Dato e Amodio, anche se il contesto dell'epoca e' stato ricostruito completamente anche grazie alle dichiarazioni di altri sei collaboratori. Bevacqua, nello specifico, si e' autoaccusato di avere fatto parte del commando che porto' a termine l'omicidio di Chiarello, e per questo risulta indagato nell'inchiesta. L'ordinanza è stata emessa nei confronti di Francesco Abbruzzese, 40 anni, di Cassano allo Ionio (Cs), già detenuto; Ettore Lanzino, 55, di Cosenza, latitante dal settembre 2009; Nicola Acri, 30, di Rossano (Cs), latitante dal 2007; Francesco Presta, 50, originario di Roggiano Gravina (Cs), latitante da maggio 2009; Mario Gatto, 40, di Cosenza; Giuseppe Perri, 55, di Acri(Cs), già detenuto; Angelo Colosso, 37, di Cosenza; Gianluca Walter Marsico, 43, di Cosenza. 

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