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    Londra, finite le violenze resta la rabbia: viaggio a Tottenham. Nel quartiere multietnico da dove è partita la protesta

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    askanews

    per askanews

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    Disoccupazione, tagli dei fondi per le politiche sociali, diminuzione degli insegnanti, chiusura dei centri sociali. Sono le piaghe che da anni affliggono Tottenham, punto di partenza per capire la protesta che ha infiammato Londra. A una settimana dallo scoppio della violenza regna la calma: si sistemano gli edifici danneggiati, i negozi sono aperti, ma i sentimenti della popolazione non sono cambiati. Amarezza e collera, insieme alla povertà di un quartiere multietnico già terreno di sommosse razziali negli anni Ottanta. A finire sotto accusa il governo e la polizia. "E' colpa dei nuovi partiti politici, stanno cancellando i centri di aggregazione per i giovani, portando via qualcosa di valore per loro. Così i ragazzi cominciano a scontrarsi con la polizia" dice Dillz. Gli abitanti si sentono abbandonati, temono che la violenza che cova sotto la cenere torni a scoppiare."Se non si pensa al Welfare della classe media e dei poveri, episodi di questo tipo si ripeteranno, appena la gente avrà l'occasione le cose precipiteranno" dice Christina. Una visione che mette d'accordo famiglie e negozianti. "Succederà ancora, senza dubbio, e il fatto di nascondere tutto, le piccole bande che si sfruttano per mascherare le ferite, non durerà" dice Perry, commerciante. Il premier David Cameron, per rispondere alle violenze, ha adottato la linea dura: tolleranza zero. Una risposta che ha riportato la calma a Tottenham: solo i fatti dimostreranno se è destinata a durare.