Libia: duemila anni fa contro i Romani, oggi contro Gheddafi. La storia di un antico avamposto presidiato dai ribelli

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Da oltre duemila anni in guerra: questo antico avamposto nel deserto della Libia è servito come torre di osservazione per i guerrieri berberi durante l'invasione romana nel II secolo a.C. e oggi vede ancora combattimenti, quelli dei ribelli libici contro le truppe leali al colonnello Gheddafi. La posizione della torre, infatti, consente di dominare una vasta zona di deserto, e in particolare la città di Tiji, considerata la porta per la conquista di Tripoli. Città che al momento però, resta in mano a Gheddafi e dalla quale vengono regolarmente lanciati razzi contro gli insorti. Per i ribelli, che hanno posizionato un carro armato sull'altura, c'è anche il problema legato agli abitanti di Tiji. "Abbiamo una grande difficoltà - spiega il comandante militare Tarek Zambou - perché Gheddafi usa scudi umani". Quando i ribelli sono avanzati fino alle porte della città, si sono infatti trovati davanti, oltre ai soldati del regime, anche intere famiglie, comprese donne e bambini, e per questo hanno deciso di interrompere l'attacco, almeno fino a quando i civili non se ne saranno andati. "Dovremo attaccarla - ribadisce Zambou - ma vogliamo evitare di coinvolgere i civili. Li abbiamo avvisati e hanno avuto l'opportunità di andarsene, noi prima o poi agiremo". Come finirà la guerra solo il tempo lo potrà dire. E intanto l'avamposto libico continua a essere silenzioso testimone di violenze e morte.

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