Stefansson, viaggio metafisico in Islanda - VideoRecensione

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Un romanzo di forza primordiale ambientato in una Islanda aspra, schiacciata da una Natura leopardiana, nel quale un ragazzo cerca di rispondere a un dolore inaccettabile andando a fondo nella ricerca metafisica di se stesso. "Paradiso e inferno" dell'islandese Jon Kalman Stefansson, che esce in Italia per Iperborea nella evocativa traduzione di Silvia Cosimini, è un libro avvolgente, che si regge su una ricerca linguistica serrata e su un confronto costante con le forze primordiali. "A volte - ci ha spiegato il romanziere - penso che la lingua e le parole siano i personaggi principali dei miei libri. Gli uomini usano le parole da millenni e gli scrittori si devono sempre confrontare con la paura, con l'incertezza, perché le parole sono state usate così tante volte. Può capitare di provare sfiducia verso di esse, ma sono l'unica cosa che abbiamo, è estremamente importante come le usi".Di formazione poetica, Stefansson racconta, con suggestioni che fanno pensare a Moby Dick, la morte in barca del pescatore e assiduo lettore del "Paradiso perduto" di John Milton Bardour nonché la ricerca di un senso portata avanti con caparbietà e stupore da ragazzo che era il suo migliore amico. Nella tenerezza della scrittura di Stefansson si sente l'eco potente di chi pensa in versi."La bellezza della poesia - ci ha confidato - è che non puoi capire completamente quello che trasmette a te. Puoi andare avanti a leggere delle poesie per tutta la vita, e sempre puoi provare qualcosa di nuovo. In questo la poesia è simile alla musica. La bellezza e l'importanza dell'arte è proprio che può influenzate tutta la tua vita e cambiare il modo di pensare, tutti i giorni".Il senso della natura emerge potentemente dalla pagina, ma per lo scrittore si tratta di una cosa non costruita, quasi spontanea. "E' qualcosa a cui non pensi, che fai e basta. Quando ero giovane andavo nella campagna e la natura era una parte di me". Dietro questa ricerca linguistica, poi, si cela anche una riflessione sulla forma del romanzo, che Stefansson considera efficace per descrivere la modernità, e anche per cambiare il mondo, solo quando riesce a non essere vincolato alla logica. Perché in fondo "La letteratura è solo la vita". Scusate se è poco.

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