Véronique Ovaldé, il realismo magico reinventato in francese

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Una storia al femminile, che attraversa le generazioni e ci ricorda che il tempo, in fondo, è sempre circolare. "Quello che so di Vera Candida", nuovo romanzo della scrittrice francese Véronique Ovaldé che esce in Italia per Ponte alle Grazie è un omaggio al realismo magico sudamericano, rivisitato però dalla personalissima voce della 38enne parigina. Che così spiega la scelta dell'ambientazione del suo libro. "Questa - ha spiegato la scrittrice - è una storia di famiglia, perché mio padre è di origine basca e molti baschi sono emigrati in Argentina. E c'è una specie di fantasma che per me aleggia sul Sudamerica". Marchio di fabbrica di Véronique Ovaldé è la lingua, elettrica e potentemente evocativa, che in questo romanzo si arricchisce anche di splendide digressioni tra parentesi. "Il linguaggio che uso - ci ha detto - è una cosa assolutamente mia. Scrivo quasi sempre di notte, in silenzio e mentre lo faccio borbotto: con la scrittura cerco di riprodurre il ritmo fluido di queste mezze parole. Le parentesi sono un contrappunto umoristico, che mi permette di scrivere in modo divertito anche di cose terribili". Il tempo della Ovaldé è circolare, e il romanzo si apre sostanzialmente con la scena finale. In mezzo, per oltre 250 pagine, la storia di quattro generazioni di donne, che raccontano il loro essere madri senza ipocrisia. "Volevo mostrare come è complesso il rapporto tra le donne, quanta complessità esiste all'interno della maternità. C'è l'idillio, ma anche le difficoltà a relazionarsi con il proprio corpo. E poi c'è il tema del rifiuto dei figli. Trovo che questo sia molto interessante".

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