BARLETTA | Scoppio in Vico Giovenale - Non ce l'ha fatta l'uomo ustionato

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BARLETTA | Scoppio in Vico Giovenale - Non ce l'ha fatta l'uomo ustionato È morto, l'altra notte a Napoli, Ruggiero Panarella. Ustioni, gravissime, su tutto il corpo. Una lenta agonia di quelle insopportabili. Come la vita che aveva vissuto. Diversamente abile nel corpo e gravemente limitato a livello di deambulazione. Lui 51enne, al centro grandi ustionati «Cardadrelli», vi era arrivato la notte del 4 giugno dopo che casa sua, a pochi passi dalla Cattedrale, era letteralmente saltata in aria. Un boato, per chi lo sentito, indimenticabile. Un episodio che poteva produrre delle conseguenze ancor più gravi tenuto conto che la deflagrazione avvenne in un vicolo molto stretto del centro storico. Il tutto per gas fuoriuscito da una bombola che distrusse l'appartamento al secondo piano di Vico Ettore Giovenale. Alcune famiglie furono sgomberate per dare la possibilità ai vigili del fuoco di fare accertamenti di carattere statico. Ed evitare altri problemi. Ruggiero, stando alle ricostruzioni, qualche giorno prima dello scoppio si era allontanato volontariamente dalla casa di riposo «Regina Margherita» dove riceveva assistenza. E poi era rimasto solo a casa sua. Sullo scoppio sono in corso le indagini dei carabinieri di Barletta. Non è ancora chiara la dinamica dell'inciden - te. Gesto autolesionista o meno - saranno le indagini a poterlo affermare - sta di fatto che la storia di Ruggiero è di quelle che devono far riflettere e pensare. Non devono essere dimenticate. O rimosse. A casa di «Pallone», così lo chiamavano affettuosamente gli amici del quartiere, il cronista vi era entrato a febbraio dello scorso anno. Faceva molto freddo. Ma in quelle stanze il clima, in tutti i sensi, era glaciale. Viveva, all'epoca, senza luce da troppi giorni. Oltre 50 al buio e al freddo. Non aveva il metano in casa. Solo bombole di gas. Altrimenti sarebbe morto assiderato. Noi lo scrivemmo. Scoppiò il caso. Si mossero immediatamente i volontari e la macchina comunale. La luce fu riallacciata. Quando entrammo a casa sua subito ci colpì la miseria. Per arrivarci una scala ripida e pericolosa. Il frigorifero vuoto. Un lumino con l'im - magine di Padre Pio. Tante candele. Tan tissima disperazione. E allora vale la pena rileggere quello che ci disse: «Non è più possibile non riesco più a vivere in queste condizioni. Sono stanco e infreddolito. Da inizio gennaio non ho più la corrente elettrica a casa e sono costretto a vivere con la luce della candele». E poi: «Vedi il mio frigorifero è vuoto e quando ho qualcosa non posso conservarla perchè si guasta immediatamente. Non ho i soldi per pagare. Sono stanchissimo e non posso più continuare». Ora è tutto finito. fonte: edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it 

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