D-day, quando George Stevens documentò (a colori) lo sbarco

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Quando l’incrociatore leggero HMS Belfast sparò uno dei primi colpi verso le spiagge della Normandia, portava a bordo un inusuale passeggero: il regista hollywoodiano George Stevens, incaricato di documentare le azioni dei militari americani.

Accompagnava le truppe della sesta armata, che si preparavano a sbarcare sulle coste della Francia, occupata dai nazisti, per realizzare un cinegiornale a colori in 16 millimetri. Unico al mondo.

Le pellicole vennero sviluppate al ritorno dagli Stati Uniti, ma Stevens le ha poi tenute stipate in un magazzino per decenni.

Fino a che suo figlio, George Stevens Jr, anche egli regista, ha deciso di realizzare un documentario sulla vita di suo padre. Rimanendo stupefatto per quello che ha ritrovato: “ho avuto questa sensazione che i miei occhi siano stati i primi, che non erano stati lì, a guardare quel giorno a colori. Ho visto questo film dipanarsi e su questa nave tutti questi uomini coi loro giubotti antiproiettile. La preparazione di questa giornata. Poi, da dietro a un angolo arrivare un uomo, col casco, con la giacca, avvicinarsi fino a un’inquadratura in primo piano: mio padre a 37 anni. È stato così commovente”.

“George Stevens: D-day to Berlin” uscì nel 1994, a cinquant’anni dallo sbarco in Normandia, di cui ricorre, il 6 giugno, il settantesimo anniversario. Il documentario, vincitore di tre Emmy, conserva a distanza di altri venti anni tutta la sua potenza.

Non mostra solo le immagini del D-day, ma anche la distruzione di villaggi francesi, la liberazione di Parigi il 25 agosto 1944, quella del campo di concentramento di Dachau nel 29 aprile 1945. Alcune riprese furono utilizzate durante il processo di Norimberga.

“All’epoca abbiamo pensato che questa fosse l’unica pellicola a colori sulla guerra in Europa. Come si è scoperto in seguito, c’era qualche film tedesco che non era ancora venuto alla luce. Ma questa è la più corposa documentazione a colori di una guerra che fu tutta in bianco e nero. Ecco come la vediamo. Ecco come l’abbiamo vista. E vederla improvvisamente a colori le fa assumere tutta un’altra dimensione”.

Dedito alla commedia prima della partenza per la guerra, di ritorno dall’Europa Stevens tornò a fare il regista a Hollywood, fondando una casa di produzione con i commilitoni Frank Capra e William Wyler, dedicandosi a pellicole più cupe.

La più nota è “Il gigante”, con Liz Taylor e James Dean. Firmò anche una trasposizione del “Diario di Anna Frank”.

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