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    Ucraina: a Mariupol, tra rassegnazione e condanna

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    Resta alta la tensione a Mariupol, teatro venerdì di violenti scontri tra l’esercito, intervenuto con i blindati nel tentativo di riprendere il controllo della cittadina, e i filo-russi armati.
    Una ventina i morti secondo il Ministero dell’Interno, mentre fonti ospedaliere ne confermano sette.
    Il municipio è stato di nuovo incendiato, per la seconda volta in due giorni, in coincidenza con l’inizio delle votazioni per il referendum indipendentista.
    A fuoco anche una caserma abbandonata dall’esercito.

    In giornata si è anche celebrato il funerale del comandante della polizia stradale, rimasto ucciso negli scontri di venerdì. Sulla sua morte c‘è uno scambio di accuse tra chi dice che sia stato ucciso dall’esercito perché rifiutava di intervenire contro i separatisti e chi accusa invece i filo-russi.

    Tra gli abitanti di Mariupol c‘è al contempo stanchezza, condanna del conflitto, e anche una certa radicalizzazione:

    “Non lo so chi abbia sparato i proiettili che l’hanno ucciso. Penso che spetti alle autorità trovare i responsabili. Ma penso che entrambe le parti siano colpevoli per questi morti. I politici sono colpevoli”.

    Il corrispondente di euronews:
    “Alla fine del servizio funebre il pope ha detto che solo nell’aldilà si scoprirà la verità su questa morte. Di sicuro c‘è che molte persone a Mariupol pensano di conoscerla, questa verità. E di fatto molte di queste persone, che non erano particolarmente anti-ucraine, sembra che abbiano deciso di passare dall’altra parte in queste ultime ore, proprio a causa dei fatti di sangue di venerdì scorso”.