#bring back our girls

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Ormai si è estesa a tutto il mondo la mobilitazione per la liberazione delle studentesse nigeriane rapite da Boko haram.

I social media hanno sposato la battaglia, che è combattuta a colpi di tweet anche da nomi noti, come Michelle Obama, la moglie del presidente degli Stati uniti Barack Obama, o Malala.

La giovane pakistana forse è la personalità con più titolo ad esprimersi, visto che è rimasta anche lei vittima di un attentato compiuto da estremisti islamici, il cui obiettivo era impedirle di andare a scuola.

Ma Boko haram non è l’Islam. Anche l’università Al Azhar, la più alta autorità teologica sunnita ha chiesto ai militanti integralisti di rilasciare immediatamente le ragazze, condannando il rapimento e definendolo un ‘atto totalmente contrario agli insegnamenti della religione musulmana e ai suoi principi di tolleranza’.

Quanto all’attrice Angelina Jolie, l’ambasciatrice di buona volontà dell’Onu ha dichiarato:

“Sono assolutamente disgustata, penso a come quelle giovani debbano sentirsi in questo momento, mentre vengono terrorizzate, abusate e vendute. Questi individui non solo ritengono che le ragazze non debbano avere una formazione, cosa che è assolutamente sbagliata e terribile – naturalmente l’educazione è un loro diritto e la cosa più bella, la cosa più importante per le giovani ragazze – Ma addirittura le considerano come oggetti da violare. Se il mondo non fa nulla questo episodio diventerà un orribile precedente”.

Parigi e Londra hanno già offerto assistenza alla Nigeria per ritrovare le liceali. Lunedì a Bruxelles, l’Italia proporrà un coordinamento europeo.

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