Alstom in bilico tra GE e Siemens sotto l'occhio attento di Parigi

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Giu le mani da Alstom. Parigi non ci sta a rinunciare al fiore dell’industria ingegneristica francese e, come una madre preoccupata della figlia, vuole capire le intenzioni dei pretendenti.

I primi, gli americani di General Electric, sono stati ricevuti in mattinata all’Eliseo: discussione “costruttiva, calorosa e aperta”, ha detto il numero uno Jeff Immelt, la cui offerta per la divisione energetica di Alstom valuterebbe la compagnia a 13 miliardi di dollari.

Nel pomeriggio seguirà l’incontro con l’altro partito: Siemens. Preoccupati per i possibili risvolti concorrenziali di una vittoria di GE, i tedeschi sono entrati a gamba tesa durante il weekend con una controproposta: le proprie attività nel settore ferroviario in cambio di quelle energetiche di Alstom, con la nascita di due ‘giganti’ europei in entrambi i settori.

“Con General Electric c‘è una certa complementarietà, dei prodotti differenti di Alstom e di GE, cioè le centrali a gas e a carbone, che hanno diversi voltaggi, e attraverso il matrimonio delle due entità si svilupperà una gamma più completa”, spiega Alain Crouzat di Montsegur Finance Asset Managment.

“Con Siemens ci troviamo davanti una società che produce più o meno gli stessi prodotti, una società anch’essa europea, su un mercato, l’Europa, dove oggi le centrali a gas e a carbone vengono chiuse”, aggiunge.

La risposta ufficiale di Alstom dovrebbe arrivare entro mercoledì (il titolo, nel frattempo, è stato sospeso dalle contrattazioni).

Ma Parigi, senza rassicurazioni in materia di lavoro, di localizzazione delle attività e di settori strategici come il nucleare, non sembra intenzionata a dare il benestare a nessuno.

Non confermata ma nemmeno smentita, l’ipotesi estrema della nazionalizzazione, in caso entrambe le negoziazioni non vadano a buon fine.

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