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    Disastro del Sewol, comandante ammette che ritardò evacuazione traghetto

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    I primi funerali del disastro della nave degli studenti, affondata mercoledì al largo della Corea del Sud, sono quelli del vicepreside della scuola, Kang Min-ky. L’uomo non ha retto all’angoscia per le 29 vittime e gli oltre 260 dispersi e si è impiccato a un albero a pochi chilometri dal punto del naufragio .

    Sul Sewol c’erano 475 persone: 179 sono state tratte in salvo, mentre i dispersi sono in gran parte ritenuti intrappolati nello scafo finito sott’acqua. Le operazioni di soccorso, sempre più disperate, sono andate avanti a rilento per le condizioni meteo instabili: i sommozzatori sono riusciti a creare per la prima volta un varco nello scafo.

    A terra, nel frattempo, la disperazione dei parenti fa posto alla rabbia di fronte alla notizia che al timone c’era il terzo ufficiale :una giovane di 26 anni, assunta da 6 mesi.

    “Sono frustrata dalla lentezza delle operazioni di soccorso – dice la parente di Kim Seon-Eh, uno dei bambini dispersi – Sono quattro giorni che andiamo avanti e indietro, ma non è stato fatto alcun progresso. Non sono nemmeno entrati nella nave per verificare se i bambini sono morti di fame o meno”.

    “Anche noi genitori stiamo morendo qui sulla riva – aggiunge la madre di Kim Hyun-Mee – Il tempo stringe e noi stiamo bruciando, mentre i nostri bambini sono ancora laggiù nell’acqua fredda”.

    Sarebbe stato un inspiegabile cambio di rotta di quasi 90 gradi a destabilizzare lo scafo. Nel primo interrogatorio, il comandante Lee Joon-seok Lee, arrestato insieme a due sottoposti, ha ammesso di aver ritardato l’evacuazione della nave per oltre quaranta minuti perché non c’erano barche di salvataggio. Le accuse contro i tre spaziano, al momento, dall’abbandono della nave, al disastro colposo.