Sewol, mandato d'arresto per il comandante

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Lee Jun-seok, 69 anni, capitano del traghetto Sewol, affondato al largo delle coste della Corea del sud mercoledí sera, non era al timone al momento dell’incidente, ha ritardato l’ordine di evacuazione e ha abbandonato la nave per primo.

La procura ha emesso perció tre mandati di arresto a carico degli ufficiali, tra cui una donna di 26 anni.

“Mi dispiace molto – dice in lacrime il capitano -, mi vergogno per ció che ho fatto. Non trovo piú parole”.

Le ricerche dei dispersi sono in corso. Sale a 28 il numero dei morti accertati, ma mancano all’appello ancora 268 persone.

Tra i superstiti c’era anche il vicepreside del liceo di Seoul, dal quale provenivano gli studenti imbarcati sul traghetto. Kang Min-Kyu, 52 anni, è stato ritrovato morto: il suo corpo senza vita era appeso a un albero nei pressi del ginnasio.

Intanto, l’attesa per i familiari si fa sempre piú dolorosa.

Le cause dell’incidente non sono chiare. Molti passeggeri hanno detto che la nave si è fermata di colpo ed è affondata in appena due ore, non lasciando scampo ai passeggeri intrappolati nello scafo.

“Bisogna fare in fretta per salvare i superstiti – dice il padre di uno dei dispersi -. E invece i sub non si immergono, non fanno niente. Il numero dei sopravvissuti rimmarrà lo stesso di oggi”.

E ancora: “É vero – dice la sorella -. Chi avrebbe potuto salvarsi sta morendo”.

Mentre proseguono le operazioni di soccorso, sui media di Seul è spuntato il paragone tra Lee Jun-seok e il comandante Francesco Schettino. L’ufficiale sudcoreano, denunciano i parenti dei dispersi, si sarebbe messo in salvo sulla prima imbarcazione di soccorso arrivata.

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