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Israele-Palestina: colloqui a un punto morto, Kerry "non aiutano dialogo"

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È notte fonda sul processo di pace tra israeliani e palestinesi. Dopo 14 mesi di muro contro muro, cresce la frustrazione degli Stati Uniti che studiano un cambio di strategia. A provocare l’ultima frenata, il rifiuto di Israele di liberare i detenuti storici e la decisione dell’Autorità nazionale palestinese di aderire a 15 convenzioni internazionali.

“Il segretario di Stato statunitense, John Kerry, sta compiendo ogni sforzo possibile e noi apprezziamo il suo impegno per raggiungere la soluzione dei due Stati – ha detto il capo negoziatore palestinese, Saeb Erekat – Ma tocca a israeliani e palestinesi prendere una decisione condivisa. Noi abbiamo fatto la nostra parte riconoscendo Israele nell’ambito dei confini del 1967”.

“Si può portare un cavallo all’abbeveratoio – ha detto il segretario di Stato staunitense, John Kerry – ma non lo si può costringere a bere”.

“Purtroppo, in questi ultimi giorni le due parti hanno preso decisioni che non aiutano il dialogo e ciò è evidente a tutti – ha aggiunto Kerry -Quindi valuteremo con molta attenzione esattamente a che punto siamo e dove è possibile arrivare”.

Israele, intanto, si prepara ad adottare una serie di sanzioni contro i palestinesi e approva la costruzione di un museo in un rione arabo di Gerusalemme est che i palestinesi rivendicano quale loro futura capitale.

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Israele-Palestina: colloqui a un punto morto, Kerry "non aiutano dialogo"
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