L'altro Muhammad Ali e la nuova Libia in rap. Documentari a Salonicco

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Sulle sponde dell’Egeo e all’ombra della collina su cui sorge la città cresce in Grecia un appuntamento che piace ai giovani per la sua voglia di raccontare la realtà, attraverso le piccole e grandi storie dei suoi protagonisti. E’ il Festival del documentario di Salonicco di cui ci parla il suo direttore e fondatore.

“E’ la XVI edizione del Festival e il trend a cui assistiamo è quello di una costante crescita di anno in anno – ci dice Dimitri Eipides -. La città ama e sostiene questo appuntamento in tutti i modi possibili. In particolar modo i giovani sono sempre dalla nostra parte ed è soprattutto questo che mi rende ottimista per il futuro. Ormai siamo considerati il terzo festival del documentario più importante d’Europa e questo è per noi uno straordinario traguardo”.

L’odissea di un bambino russo a cui una contorta legislazione vieta in patria un trapianto di cuore è il motore del toccante “Linar”: viaggio della speranza con cui la regista Nastia Tarasova accompagna il piccolo che dà il nome al documentario fino all’ospedale italiano che gli restituirà il diritto alla vita.

“All’inizio non eravamo neanche al corrente dell’esistenza di questa problematica – spiega Nastia Tarasova -. Non sapevamo che il trapianto di organi per i bambini fosse illegale in Russia. Quando ho cominciato a girare il documentario volevo quindi soprattutto mostrare la gente che lo accompagna in questo suo viaggio. Mostrare cioè come le persone a vario titolo coinvolte da una situazione del genere reagiscono a questioni di tale importanza e delicatezza”

Le battaglie dell’uomo dietro al campione per affermare identità e valori al di fuori dal ring sono poi al centro di “The Trials of Muhammad Ali”: ritratto che spazia dalla condanna del pugile per aver disertato in Vietnam alla riabilitazione della Medaglia presidenziale per la libertà.

“Tutti conoscono il nome di Muhammad Ali. Non tutti credo però che conoscano il Muhammad Ali di questo documentario – dice il regista Bill Siegel -. L’ho concepito soprattutto come film per tutta la famiglia. I giovani, che lo conoscono soltanto come pugile e che lo hanno visto piegato dal Parkinson, potranno scoprire un altro Muhammed Ali: rigoroso, inflessibile, fedele ai suoi principi e alla fine comunque vittorioso”.

Lo sguardo delle nuove generazioni sulla Libia del dopo-Gheddafi irrompe poi nella sezione “Visioni dal mondo” grazie a “Yusef’s Song”. Prisma adottato dal regista greco Kostas Pliakos è quello di note e strofe del protagonista che dà il titolo al documentario: rapper che in musica ha raccontato la rivoluzione e dato voce ai giovani d’oggi.

“Ho scoperto Yusef grazie a un carissimo amico libico con cui ho scritto la sceneggiatura e che da giornalista ha vissuto e raccontato la guerra e la rivoluzione. Yusef è un giovane dal carattere straordinario – racconta Kostas Pliakos -. Ho subito pensato che sarebbe stato il protagonista ideale per raccontare la visione delle nuovi generazioni sulla Libia del dopo-rivoluzione”.

“Il Festival del documentario di Salonicco fotografa in maniera straordinaria i temi che dominano l’attualità del pianeta – conclude il nostro inviato Yorgos Mitropoulos -. L’aspetto umano è sempre in primo piano, ma numerosi sono anche i titoli che si concentrano su altri temi. A volte militanti e sovversivi, altre d’intrattenimento. Tutti portano comunque lo spettatore a viaggiare lontano e a prendere posizione”.

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