Crimea: referendum, "osservatori non si sono visti e non sono i benvenuti"

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La Crimea, reduce dalla proclamazione d’indipendenza da Kiev, domenica si recherà alle urne per un referendum sull’ingresso nella Federazione Russa, il cui esito appare scontato.

La situazione nella regione viene descritta – a quattro giorni dal voto – dall’inviato di euronews a Simferopoli, Sergio Cantone.

Simona Volta, euronews: Qual è l’atmosfera dopo il risultato del voto del parlamento locale sull’indipendenza da Kiev e a pochi giorni dal referendum?

Sergio Cantone, euronews: È un referendum dall’esito scontato. Ormai tutti si aspettano una decisione storica che prevede una scissione della Crimea dall’Ucraina. Poi si vedrà il futuro politico. Comunque il risultato lo danno tutti per scontato.

Oggi, quando siamo arrivati in treno da Kiev, perché hanno sospeso i voli, ci siamo imbattuti nei controlli dei gruppi di autodifesa composti da volontari che bloccano soprattutto i giornalisti. Hanno fermato i colleghi della tv al Jazeera che hanno viaggiato con noi.

Simona Volta: Hai parlato di questi gruppi filo-russi, hai visto anche gli osservatori internazionali per le strade di Simferopoli?

Sergio Cantone: Assolutamente no. Non si sono visti e non sembrano i benvenuti. Dalle informazioni che ho raccolto non sono visti di buon occhio, perché disturberebbero – stando al giudizio di molti – lo svolgimento del referendum.

Simona Volta: Il fatto che la Comunità Internazionale abbia già fatto sapere alla Crimea che non accetterà il risultato del referendum quale reazione provoca?

Sergio Cantone: La vivono come una provocazione dell’Occidente che non vuole accettare una scelta della maggioranza di questo popolo, che vorrebbe avvicinarsi alla Russia o comunque prendere le distanze dall’Ucraina, soprattutto dopo Maidan.

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