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    Crimea si prepara al voto, 80% con la Russia secondo presidente parlamento

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    Le autorità della Crimea sono sicure che al referendum prevarrà il sì all’annessione alla Russia. Il presidente del parlamento regionale cita un sondaggio: l’80 per cento degli abitanti vuole staccarsi dall’Ucraina.

    Per il voto di domenica prossima, illegale secondo Kiev e gran parte della comunità internazionale, si dicono anche disponibili ad accogliere una missione Osce. Finora però per tre volte agli osservatori è stato vietato l’ingresso.

    “Tutti i sistemi funzionano, l’atmosfera è meravigliosa”, il presidente del parlamento di Crimea, Vladimir Konstantinov. “Tutti i problemi organizzativi sono stati risolti. Ci sarà un’affluenza molto elevata al referendum del 16 marzo”.

    Ieri contro il referendum si sono mobilitate alcune centinaia di persone a Sebastopoli. Qui il russo è già lingua ufficiale per ordine del sindaco. Le autorità filo-russe provano anche a ottenere il sostegno della minoranza tatara, proponendo incarichi nel prossimo governo. Proposta già rifiutata, i tatari inoltre boicotteranno il referendum.

    Al confine regionale la berkut, la forza antisommossa ufficialmente dissolta dal governo di Kiev, e le forze di autodifesa, senza segni distintivi, ma probabilmente russe, continuano a controllare documenti e veicoli.

    Nella capitale prosegue il lavoro diplomatico. Il presidente Turcinov ha ricevuto i ministri degli Esteri di Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo. Mentre il premier Iatseniouk ha annunciato il suo intervento davanti a Consiglio di Sicurezza dell’Onu, giovedì prossimo.