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Expo 2015 unisce il terzo settore, potere della vetrina mondiale

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Milano (askanews) - Nel grande cantiere dell'Expo 2015 c'è un solo edificio già in piedi. E' la Cascina Triulza, una vecchia fattoria abbandonata che gli organizzatori stanno restaurando per farne il primo padiglione nella storia delle esposizioni universali dedicato alle organizzazioni della società civile. Scegliendo un tema come quello dell'alimentazione sostenibile, l'Expo di Milano non poteva infatti fare a meno del punto di vista del terzo settore e a gestire questo spazio sarà una fondazione che già dalla lista dei soci, dalle Acli all'Arci, dalla Compagnia delle Opere a Legambiente, passando per Oxfam e Action Aid, dà l'idea di voler superare con molto pragmatismo steccati ideologici e politici.
Una sfida impegnativa, racconta il presidente Sergio Silvotti, accettata a due condizioni: "Noi vogliamo una grande fase di lavoro nei sei mesi di Expo per poi poter continuare a lavorare su quei temi con le alleanze che costruiremo lì, con il pubblico e il privato for profit. La seconda condizione è che la nostra presenza lì deve essere di puro protagonismo, non siamo invitati da qualcun altro".
La Cascina e la sua rete di organizzazioni, hanno infatti promesso gli organizzatori, sarà una delle principali eredità materiali e immateriali dell'Expo: "Noi tutte le energie le mettiamo nella costruzione del programma, non faremo scintille con artifici architettonici, non vogliamo che i visitatori siano ingozzati come dei tacchini, ma vogliamo che abbiano una chiave di lettura di come loro stessi possono comportarsi e agire un cambiamento". A decidere il successo dell'Expo di Milano non sarà dunque solo il raggiungimento o meno dell'obiettivo di 20 milioni di visitatori, ma anche la capacità di incidere davvero sui problemi mondiali dell'alimentazione.