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    Strage Alcamo Marina, innocente dopo 38 anni: parla la famiglia

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    askanews

    per askanews

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    Palermo (askanews) - La sentenza d'assoluzione nel processo di revisione per la strage di Alcamo Marina arriva dopo quasi 40 e restituisce dignità alla famiglia di Giovanni Mandalà condannato 33 anni fa all'ergastolo per l'omicidio dei due carabinieri. Lui però la sentenza non l'ha mai conosciuta: è morto in cella nel 1998.
    Quella di Alcamo Marina è strage rimasta avvolta dal mistero. Il principale sospettato per il duplice omicidio, Giuseppe Vesco, dopo essere stato sottoposto a pesanti sevizie da parte dei carabinieri coinvolse quattro amici tra cui Giovanni Mandalà. Tre ammisero colpe che non avevano, furono condannati, e riconosciuti innocenti soltanto nel 2012. Mandalà, invece, non ammise mai alcuna responsabilità finendo i suoi giorni in cella.
    La verità per lui arriva solo lo scorso 17 febbraio, grazie alla confessione di uno dei carabinieri che ha rotto il muro di omertà. L'avvocato Baldassare Lauria, che ha seguito la famiglia Mandalà in questi anni, ora punta il dito contro il comportamento dell'Arma.
    "A distanza di anni, nonostante sia stata fatta luce, non ha avvertito la sensibilità per chiedere scusa a nome di quegli uomini che hanno sporcato la divisa dell'Arma".
    Maria ha sempre seguito il marito in tutte le carceri d'Italia insieme ai cinque figli.
    "Io piangevo sempre dopo. Perchè lui era un uomo innocente che non poteva più abbracciare i suoi figli e questa è una cosa grave".
    Se arriverà un risarcimento la figlia Benedetta vole costruire qualcosa di concreto a Partinico per ricordare il sacrificio del padre.
    "A me interessava pulire il nome di mio padre - ha detto Benedetta Mandalà -. Perché le persone incontrandomi non pensassero 'lei è la figlia di un assassino, ma è la figlia di Giovanni Mandalà, una vittima".