Ucraina. Oggi scatta l'amnistia ma l'opposizione è scettica

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La diffidenza regna sovrana tra i manifestanti ucraini impegnati a smantellare le barricate in virtù dell’accordo per l’amnistia dei manifestanti arrestati durante le proteste di Maydan. Smantellare o quasi. Perchè i dubbi sulle reali intenzioni del Presidente Viktor Yanukovich sono tali da spingere i militanti a chiudere con una cancellata il varco aperto nelle barricate erette in via Grushevski, davanti allo stadio della Dinamo Kiev. Il leader d’opposizione Arseniy Yatsenyuk:

“Mi pare che il Presidente Yanukovich voglia solo guadagnare tempo. Non gli interessa risolvere la crisi politica ed economica. La sola possibilità di rimediare a questo enorme pasticcio è formare un governo di larghe intese ma non un governo pro-Yanukovich bensì un governo nell’interesse dell’Ucraina. E se lui non se ne rende conto arriverà un altro ciclo di tensione e proteste”.

L’amnistia concordata con le autorità di Kiev dovrebbe scattare da oggi per oltre 230 persone già scarcerate ma che rischiano pene fino a 15 anni di carcere.

“Non ci stiamo ritirando, stiamo solo tornando al punto di partenza. È cruciale per noi che tante persone vengano liberate e che nessuno venga incriminato con pene che potenzialmente possono arrivare a 8, 15 anni di reclusione” dice un manifestante.

“L’opposizione non ha il controllo sulle proteste a Maydan” sostiene invece un rappresentante del Partito delle Regioni, la formazione del Presidente Yanukovich. “Ci sono posizione differenti, di centro, più di sinistra, più di destra, rossi, verdi… Non possono trovare l’accordo, alcuni se ne adranno, altri vorranno continuare la protesta”.

I luoghi simbolo della protesta, dal Comune di Kiev fino alle sedi dell’amministrazione regionale di Lvov e Ternopil, sono stati sgomberati. Ma i rivoluzionari di Maydan restano sul piede di guerra in una settimana che potrebbe essere cruciale per il Paese.

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