Rimini a tutta cultura, dal 15 febbraio tra Far e Galleria dell'immagine tre nuove mostre

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altarimini
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Sabato 15 febbraio a Rimini saranno inaugurano tre mostre in due sedi diverse.

Si inizia alle ore 17.00 presso la Galleria dell'immagine, via Gambalunga 27, con la mostra di Luca Freschi, Lacrimae rerum, a cura di Alessandro Giovanardi e Sabrina Foschini.

"Lacrimae rerum" - che sarà visitabile fino al 23 marzo- "è la consapevolezza virgiliana di quanto la mente venga toccata e ferita dalle povere presenze mortali, proprio perché nella loro fugace fragilità, restano colme di memoria e bellezza, di rimorso e nostalgia" racconta Alessandro Giovanardi. "Freschi raccoglie ora manufatti domestici, memorie fotografiche, voci, canti, minuscole tracce delle vite sconosciute degli altri e dei loro indecifrabili segreti che erano destinati alla dimenticanza e alla distruzione" prosegue Giovanardi "Con mente commossa l'artista le colleziona, le conserva con fedeltà gelosa e le ricompone in una nuova narrazione che ne sappia ridire lo stupore, le sofferenze, gli enigmi. La ricostruzione di possibili luoghi di esistenza e di affetti non si riduce solo a una serie di wunderkammer intessute di piccole curiosità".

La mostra sarà arricchita da una serie di opere interattive nate dalla collaborazione con l'ingegnere Fulvio Superga.



Alle 18.00 inaugurazione presso la FAR | fabbrica arte rimini si inaugura una mostra di opere recenti di Giovanni Blanco e Lorenzo Di Lucido dal titolo "In ragione dell'ombra", che sarà visitabile fino al 30 marzo.

"Per secoli alla pittura è stato chiesto di tradurre in immagine la parola. Sappiamo quanto ai racconti del sacro si cercasse un riscontro concreto, fisico e percettivo, nelle visioni dipinte. Non propriamente la verità ma il veridico era la prerogativa di un'arte alla quale si dava ruolo di Biblia pauperum, di libro ad uso di coloro che non avevano lettere. Si domandava a quel verbo visivo un apporto probatorio utile alla fede, attraverso il senso più diretto e praticato di cui il corpo umano dispone per credere. La vista era dunque un parametro di certezza, forse quanto ora lo è del dubbio. Ma anche quando esisteva questo credito di testimonianza della pittura, dietro il pennello gli artisti hanno sempre giocato con l'apparenza, coltivando una disposizione all'illusorio e alla finzione. Attraverso la pittura sia Giovanni Blanco che Lorenzo di Lucido sembrano voler mettere in dubbio i loro stessi ricordi, perfino l'atto della testimonianza diretta, il racconto più familiare, risulta offuscato da una scialbatura che ne ostacola la messa a fuoco. La memoria è opaca, si pone in disparte, quando non viene destituita di ogni fondamento da un processo creativo che ne sradica anche l'ultimo residuo di riscontro. Ma per entrambi, anche se attraverso percorsi diversi, è come se la verità più intima venisse cercata in quell'incertezza, in quella distanza irriducibile tra artificio e natura. Una verità contenuta nell'opera, già raggiunta dal pennello, ma a cui l'autore preferisce cambiare finale, retrocedendo dalla compiutezza.

È la stessa pittura a suggerire l'occultamento delle prove.Aggiungere e sottrarre sono azioni che, necessariamente il pennello compie in tempi diversi. Uno sdoppiamento d'identità che non è mutismo ma aspirazione della parola, inghiottimento. Come una lingua che dapprima fa fiorire aggettivi al racconto per poi potare i rami della comprensione. Finita l'epoca delle rivelazioni, questo può essere il minimo comune denominatore di due artisti che fanno della pittura un'officina dell'ombra" Massimo Pulini, assessore alla Cultura Comune di Rimini.

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