Caos senza fine: in Centrafrica lo spettro di fame e pulizia entica

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Stupri, saccheggi, assassini: nella Repubblica Centrafricana la violenza cambia bandiera ma prosegue con modalità che sembrano ormai sempre più delineare una vera e propria pulizia etnica.

A lanciare il grido d’allarme è Amnesty International: dopo il terrore dei Seleka, i ribelli islamici che avevano portato alla caduta del presidente Bozizé, l’Ong sostiene si sia ora passati alle rappreseglie delle milizie cristiane “anti-balaka”.

I musulmani rispondono con un esodo senza precedenti, che rischia inoltre di affamare il Paese.

Fra i 280.000 già fuggiti, molti erano coltivatori e commercianti che assicuravano l’approvvigionamentodei mercati.

“In questo momento stiamo vivendo una vera situazione di guerra – dice un commerciante di spezie al mercato della capitale Bangui -. Tutto è caro, la situazione è bloccata, i camion in arrivo dal Camerun sono fermi alla frontiera, gli allevatori scomparsi. Non abbiamo più nulla e siamo quindi costretti a sopravvivere come possiamo”.

Con decine di convogli del programma alimentare internazionale bloccati alle frontiere per paura di attacchi, la fame rischia di alimentare il circolo perverso di saccheggi e violenze.

Oltre un quarto della popolazione ha secondo l’ONU bisogno di “urgenti aiuti alimentari”. Ben il 90% può permettersi un solo pasto al giorno.

Fresca di nomina alla presidenza ad interim del Paese, Catherine Samba-Panza invita al dialogo, ma promette fermezza. Non c‘è altra soluzione, ha detto, che la “guerra aperta” alle milizie cristiane anti-balaka.

“Entro un mese – dichiarava il 5 febbraio -, auspico un ritorno alla sicurezza se non della totalità, almeno della maggior parte del paese. E’ un impegno che intengo mantenere. A partire da questo momento, ciascuno dovrà rispondere delle proprie azioni. Metto in guardia coloro che continuano a seminare il caos nel nostro paese”.

Auspici dal respiro tuttavia breve: l’uccisione in strada di un uomo, pochi minuti appena dopo la fine del suo intervento sembra confermare una situazione che secondo la giustizia internazionale potrebbe configurare i crimini contro l’umanità.

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