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    Ungheria: a due mesi dalle politiche comunità ebraica contro il governo. Alla berlina storicismo revisionista

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    Nuovi problemi per il premier ungherese Viktor Orban. La più grande organizzazione ebraica del Paese ha deciso di boicottare le commemorazioni in ricordo dell’olocausto nazista. Nel giugno del 1944 quasi mezzo milione di persone vennero deportate nei campi di sterminio o uccise nel ghetto di Budapest.

    Il governo mostra l’Ungheria come una vittima quando in realtà, all’epoca, a Budapest molti vedevano con simpatia i nazisti e il loro piano di pulizia etnica. Un fatto che secondo la comunità ebraica non è ricordato abbastanza. “I miei genitori non vennero messi nei vagoni piombati dai tedeschi, ma da volenterosi ungheresi”, dice un sopravvissuto dell’epoca, “nessuno vuole riscrivere la storia, ma la gente deve sapere come andarono le cose”.

    L’organizzazione ebraica si oppone a un monumento e a un centro studi ebraico, ma anche alla scelta di un direttore dello stesso che tenderebbe, pare, a perdonare la compiacenza ungherese verso i nazisti dell’epoca. Ad Aprile in Ungheria si vota e l’opposizione di una comunità importante come quella ebraica rischia di costare cara al premier Viktor Orban e al suo partito.

    “Il caso della statua che dovrebbe essere messa sulla piazza della libertà rischia di essere una spina nel fianco per l’esecutivo”, afferma la nostra corrispondente. “Perché lo scandalo attorno a questo monumento rischia di diventare uno dei temi della prossima campagna elettorale.