Dopo gli scontri torna una calma relativa a Sarajevo. Il ministro dell'Interno: serve tsunami contro bustarelle

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Sarajevo, (TMNews) - E' tornata la calma a Sarajevo, dopo le violente manifestazioni dei giorni scorsi contro la corruzione dei politici e lo stato dell'economia. Era dai giorni dell'assedio, tra il 1992 e il 1995, che la città non veniva ferita da incidenti così gravi. Diverse centinaia di cittadini sono scesi di nuovo in piazza nella capitale bosniaca e in diverse città del Paese, questa volta in modo pacifico, per manifestare il malcontento per la crisi e per un tasso di disoccupazione che ha toccato il 44 per cento.A Sarajevo nell'aria si respira ancora l'acre odore del fumo dei palazzi del governo incendiati venerdì scorso. I manifestanti chiedono le dimissioni dei funzionari locali e regionali, accusati di corruzione ed inefficienza. Il ministro dell'Interno ha affermato che il governo dovrebbe lanciare uno "tsunami anti bustarelle" se non vuole "uno tsunami di cittadini". Negli scontri dei giorni scorsi sono rimaste ferite trecento persone."Questo modo di protestare è orribile, disgustoso - dice una donna. Ma la gente ha capito che standosene buoni, issando cartelli, le cose non cambiano"."Adesso - aggiunge un sarajevese - ci chiediamo da dove arriva questa insoddisfazione, questa violenza, questa rabbia. Siamo pieni di rabbia, abbiamo le spalle al muro. Questo è il risultato di tutto quello che abbiamo sopportato negli ultimi venti anni".Srecko Latal è un analista politico:"Tutti i settori della società e specialmente i politici - spiega - hanno capito che i cittadini hanno mandato un segnale molto importante, per dire che si sono stufati delle faide dei politici e che vogliono avere una vita e una prospettiva di futuro diverse".immagini Afp

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