Nato via da Afghanistan nel 2014, ma generale Battisti ottimista. Bilancio positivo dopo 10 anni di missione: "Ne è valsa la pena"

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Milano (TMNews) - Dopo 13 anni di missione militare dei Paesi occidentali, costata la vita a oltre 50 italiani, l'Afghanistan è ancora un Paese insicuro e instabile, ma alla vigilia delle elezioni di aprile e del ritiro delle truppe Nato, previsto entro l'anno, ci sono segnali di normalità. Lo testimonia il generale Giorgio Battisti, appena tornato in Italia dopo un anno alla guida del coordinamento della coalizione di 50 Paesi e tra i primi ad arrivare a Kabul nel 2001: "Facendo un confronto con lo stato in cui erano Kabul e l'Afghanistan nei primi anni Duemila e com'è oggi, ritengo che sia valsa la pena, soprattutto per la popolazione giovane che compone più del 50% della società afghana. Ne è valsa la pena. Ora se uno passeggia per Kabul, ma anche per le altre città riesce a vedere segnali di vita normale, come da noi in Italia: i bambini che vanno a scuola, le persone che vanno a lavorare e a fare la spesa. Chiaramente c'è quest'insorgenza latente che non è così forte come quella siriana, è soprattutto sul confine con il Pakistan e poi ci sono questi attentati terroristici come anche noi abbiamo avuto negli anni Settanta e Ottanta". Un moderato ottimismo dettato anche dai progressi delle forze di sicurezza afghane e dall'attesa di elezioni che saranno decise al ballottaggio. Manca infatti un candidato in grado di arrivare al 50% al primo turno e questo da un lato garantisce maggiore partecipazione degli elettori, dall'altro aumenterà la legittimazione popolare del nuovo presidente.

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