Gli esuli cubano-americani divisi sul disgelo Washington-Avana

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Miami (askanews) - L'amministrazione Obama ha manifestato l'intenzione di cominciare un disgelo nelle relazioni con Cuba. La prospettiva ha scatenato l'ira degli esuli e dei veterani dello sbarco alla Baia dei Porci del 1961 organizzato dalla Cia e bloccato dal neo presidente Kennedy in corso d'opera. Ma la svolta è vista con più favore dalla nuova generazione cubano-americana.
La comunità di Little Havana a Miami, dove migliaia di cubani hanno trovato rifugio per fuggire il regime comunista di Fidel Castro, vive ancora nel guscio di ricordi dolorosi e tenaci.
Ramon faceva parte della forza da sbarco abbandonata sulle spiagge della Baia dei Porci. Nelle galere di Castro ha scontato 25 anni.
"Sono nato e cresciuto all'Avana. Avevo una vita normale, lavoravo ed ero felice. Non ho mai lasciato Cuba prima dell'avvento del regime comunista".
La sua amarezza è irriducibile come quella degli altri esiliati. Miguel è un militante per i diritti dell'uomo a Cuba. E rifiuta ogni riavvicinamento tra Washington e l'Avana
"Sono contro i comunisti come Obama. L'apertura offre una chance al regime fornendogli sostegno economico e questo rafforza l'oppressione del regime contro il popolo cubano.
Il tono cambia drasticamente tra le nuove generazioni dei cubano-americani, come spiega Ivette, blogger attiva tra i giovani cubani, quelli sull'isola e quelli di Miami.
"Lo scontro frontale non ha portato a nulla. Credo che autorizzare i cubani a venire negli Stati Uniti sia positivo. Se ci saranno maggiori contatti, i giovani cubani potranno rendersi conto di cosa sia una vera democrazia e potranno costruirne una anche loro".
Ma gli esuli sono irriducibili. Ramon non ha dubbi:
"Rientrerei a Cuba solo con le armi in pugno, come alla Baia dei Porci. Il combattimento è la sola maniera di eliminare il regime".
(Immagini Afp)

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