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    Europei espulsi da un altro paese europeo. Storia di un'italiana in Belgio

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    euronews (in Italiano)

    per euronews (in Italiano)

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    Potrebbe sembrare una storia come tante altre. Una clandestina espulsa perché incapace di mantenersi. Ma Silvia è italiana e siamo in Belgio. E’ una musicista che da tre anni vive a Bruxelles con il figlio di 7 anni che frequenta la scuola. Silvia è stata assunta da una compagnia di giocolieri. Non è abbastanza per lo stato belga e per il suo sistema sociale per cui é diventata un peso.

    Silvia Guerra, 38 anni, artista di strada:
    “Mi hanno detto che lavoravo con un contratto di inserimento professionale, tra virgolette, e che lo stato ne finanzia una parte, il 30%. Cosi’ hanno ritenuto che tutto cio’ costa caro allo stato ed è il motivo principale dell’avviso di espulsione”

    Il Belgio si basa sulla direttiva europea che regola la libera circolazione dei lavoratori europei, secondo cui “I cittadini non devono diventare un irragionevole peso per il sistema sociale del paese che li ospita”

    In tre anni il numero di europei espulsi dal Belgio è esploso, si è passati da 502 persone nel 2010, a 2712 persone nel 2013. A decidere sono i funzionari dell’ufficio degli stranieri, Dominique Ernould spiega ai nostri microfoni: “Non siamo particolarmente severi, ma ragionevoli, e rispettiamo la legislazione europea- E quanto ai provvedimenti che prendiamo, la legge ci dà ragione, anche se c‘è un numero maggiore di permessi di soggiorno respinti, penso che applichiamo in modo corretto e obiettivo la legislazione europea e nazionale”

    Non succede solo in Belgio. A livello europeo, i rumeni sono i piu’ espulsi, seguiti dai bulgari, dagli spagnoli e dagli italiani. “Si ha il diritto di andare in un altro paese e di restare tre mesi, senza obblighi ma senza nemmeno beneficiare di aiuto sociali-Spiega una portavoce della Commissione Mina Andreeva- Si puo’ restare fino a sei mesi se si prova che si sta cercando un’occupazione nello stato che ospita. Dopo, non si puo’ restare se non si dimostra di potersi mantenere e di aver un’assicurazione sanitaria”

    A Silvia non resta che aspettare l’esito del ricorso, il prossimo sei febbraio.