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    Immigrazione: un rischio o un'opportunità per l'Europa?

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    euronews (in Italiano)

    per euronews (in Italiano)

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    Alcuni paesi europei si sono fatti prendere dalla paura di un’ invasione di immigrati in arrivo da Bulgaria e Rumania per i quali, il 1 gennaio di quest’anno, sono scadute le restrizioni sui visti.

    Alcuni governi, come quello di David Cameron in Gran Bretagna, hanno subito pensato di limitare i sussidi, per bloccare quello che è stato chiamato “turismo sociale”.

    Secondo Minodora Cliveti, membro rumeno del Comitato per l’Occupazione e gli Affari Sociali al Parlamento Europeo ( dei Socialisti e Democratici) potrebbe invece essere giunto il momento di aprirsi a più integrazione tra i migranti in Europa perchè fa bene all’economia e magari potrebbe rendere l’Europa più unita, alle soglie delle elezioni del Parlamento Europeo, questa primavera.

    Intanto i partiti europei contro gli immigrati stanno avendo un’impennata di voti, come lo UKIP, Partito per l’Indipendenza del Regno unito. Stuart Agnew, membro dello UKIP, nella Commissione Agricolutra e Pesca del Parlamento Europeo, è favorevole alla libera circolazione di migranti in Europa, ritiene però che si debba controllare chi entra nei vari paesi, conoscere il loro stato di salute in modo che non portino malattie infettive. Secondo Agnew si dovrebbe verificare preventivamente la fedina penale degli immigrati e anche che non stiano fuggendo dalla bancarotta e dai creditori.

    Da Londra, dove è ricercatrice all’Istituto di Ricerca sulle Politiche Pubbliche, Alex Glennie sostiene che ancora non ci siano dati sufficienti per gridare all’ “invasione” di immigrati. “Molti immigrati non vanno in un altro paese europeo a sfruttare il sistema sociale ma per lavorare -dice Glennie – Dunque è molto improbabile che restrizioni sui sussidi introdotte possano influire sui flussi migratori”.

    Secondo la ricercatrice molti studi mostrano i benefici economici dell’immigrazione nell’Unione Europea. “E’ più probabile che gli immigrati paghino le tasse piuttosto che sfruttare l’assistenza sociale. Ma c‘è anche da considerare il fatto che paesi che hanno un alto numero di nuovi ingressi devono adattarsi”, conclude Glennie.