Un romanzo su Srebrenica, Marco Magini negli orrori della storia

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Milano (askanews) - Uno sguardo plurale dentro l'orrore del massacro di Srebrenica. Il romanzo "Come fossi solo" di Marco Magini, edito da Giunti, prova a raccontare l'irracontabile, scegliendo la fiction come via verso una possibile comprensione.
Abbiamo incontrato l'autore nella libreria Lirus di Milano.
"Il romanzo - ci ha detto Magini - è senza dubbio lo strumento migliore per creare un'empatia con il lettore, perché attraverso il romanzo riesce a comprendere quelle situazioni con cui invece nella vita reale non riuscirebbe a legarsi perché sono al di fuori della sua esperienza di tutti i giorni".
Al centro della narrazione il personaggio, reale, di Drazen Erdemovic, volontario per necessità nell'esercito serbo che è stato l'unico a confessare di avere partecipato al massacro di bosniaci a Srebrenica. "E vero - ha aggiunto lo scrittore - Drazen uccide 70 persone quella mattina, ma allo stesso tempo è la metafora di una generazione che non aveva niente a che fare con quel conflitto, forse la prima generazione veramente jugoslava. Pur rimanendo vivo, rappresenta anche quella che è stata la storia di molte vittime".
Magini non dà risposte e non si nasconde il rischio di letture che possano apparire semplicistiche o parziali, mentre il gorgo delle guerre jugoslave è per definizione il terreno della complessità. Per questo nel romanzo non si trova una "spiegazione".
"Io personalmente come narratore - ha concluso - mi sono sforzato di non dare spiegazioni, ma di offrire tre punti di vista che si trovano a livello temporale anche lontani tra di loro, ma che possono offrire al lettore elementi per arrivare lui stesso a spiegarsi e a vedere tutte le difficoltà e le criticità della guerra balcanica e del genocidio di Srebrenica".

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