Scontri nella notte a Kiev. La protesta si radicalizza dopo la morte di 5 manifestanti

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Dopo la giornata che ha segnato forse il punto di non ritorno per le proteste in Ucraina, gli scontri tra le forze dell’ordine e i manifestanti si sono prolungati nel corso della notte.

Impiegando legna, pneumatici e i resti degli autobus distrutti nei giorni scorsi, i manifestanti dell’opposizione al Presidente Viktor Yanukovich alimentano un cordone di fiamme per ritardare e frenare l’avanzata e le cariche delle teste di cuoio.

Sono vere e proprie scene di guerra quelle in corso tanto è vero che ad una prima occhiata potrebbe risultare difficile distinguere gli uomini delle forze dell’ordine dai manifestanti che stanno dietro alle barricate.

“Il nostro Capo dello Stato si è impossessato di tutti i poteri” dice uno di loro che indossa una mimetica e un elmetto militari. “E quello che sta accadendo ora è che la gente cerca in qualche modo di riportare il Paese alla legittimità”.

Ma a dimostrare che la protesta non è stata completamente monopolizzata dalle fascie di popolazione più radicali, si incontra anche chi scende in strada per autentica convinzione. Come questa donna, medico-pediatra, che spiega ai nostri microfoni di venire tra i manifestanti per dare una mano ogni giorno dopo il lavoro.

La giornata di ieri è stata contraddistinta dal bilancio più grave in ormai due mesi di proteste alimentate dall’anima europeista del Paese: oltre 300 i feriti e 5 morti. Due, quelli accertati anche dalle autorità, hanno riportato colpi d’arma da fuoco benchè la polizia neghi di aver usato proiettili convenzionali. Altri 3 decessi sarebbero avvenuti in circostanze ancora da chiarire.

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