"Philomena", la ricerca dopo 50 anni di un figlio strappato

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Primi anni ’50, nella cattolicissima Irlanda. Philomena Lee è soltanto un’adolescente. Rimane incinta. La famiglia la ripudia e la costringe a ritirarsi in un convento.

Primi anni 2000. Il mondo è un altro e Philomena Lee vuole ostinatamente sapere cosa ne è stato di quel suo figlio illegittimo. Poteva vederlo un’ora al giorno all’inizio, poi fu adottato e non ne ha mai più avuto notizie.

È la storia vera dalla quale Stephen Frears ha tratto il suo nuovo, già pluripremiato film. Tra l’altro, miglior sceneggiatura a Venezia.

Co-firmata da Steve Coogan, che interpreta Martin Sixsmith, il giornalista che aiutò Philomena, sullo schermo Judi Dench, e ha firmato nel 2009 il libro che ne ha raccontato la storia.

Alla Mostra di Venezia, l’altro sceneggiatore John Pope ha tenuto a rimarcare che “siamo stati molto cauti. Il primo torto fu portare via il bambino alla madre, ma siamo stati attenti a non giudicare quello che è successo negli anni ’50 con gli standard moderni. Il torto di gran lunga più grande, comunque, è stato tenere nascosto ciò che era accaduto ad Antonio, il figlio di Philomena, per i successivi 50 anni”.

“Philomena” è in gran parte giocato sul confronto-scontro tra i due azzeccati protagonisti, che più diversi non potrebbero essere. Lui, cacciato dallo staff di Tony Blair, disincantato, con scarsa fiducia negli uomini e nessuna fede in Dio.

Lei che, invece, nonostante ciò che ha subito, la fede l’ha mantenuta integra, distinguendo tra le sue credenze profonde e il comportamento di chi ha provato a minarle.

“Posso solo dire – ha spiegato parlando del suo personaggio l’interprete Judi Dench – che non posso immaginarmi al suo posto, disposta a perdonare. Non ho un’umanità così profonda”.

“Philomena” è già nelle sale in Gran Bretagna e Irlanda. Negli Stati Uniti uscirà il 27 di novembre. In Italia sarà distribuito il 19 dicembre.

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