Osborne attacca: riforme o Londra fuori dall'Unione europea

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L’Europa cambi, oppure sarà il declino. È un George Osborne senza mezzi termini quello che parla ad un convegno organizzato a Londra da due movimenti euroscettici.

Lo stallo dell’economia dura ormai da sei anni, ha detto il ministro delle Finanze, mentre Paesi come India e Cina crescono a ritmi vertiginosi. Nel Vecchio Continente si fa poca innovazione, c‘è troppa disoccupazione e la spesa eccessiva per il welfare è fuori controllo.

“I maggiori rischi economici che l’Europa affronta non vengono da coloro che vogliono riforme e nuovi negoziati, vengono da un fallimento delle riforme e della rinegoziazione”, ha detto.

“È lo status quo che condanna il popolo europeo ad una crisi economica prolungata e ad un persistente declino”.

I piani britannici di riforma delle istituzioni europee avranno come priorità quella di difendere il settore finanziario britannico, ha sottolineato Osborne.

Dal 2016, secondo Osborne, i Paesi della moneta unica avranno abbastanza voti per approvare leggi applicabili anche ai Paesi fuori dall’euro.

Senza un cambio di rotta, Londra si ritroverà ad un bivio: entrare nell’euro oppure uscire dall’Unione europea.

Il governo conservatore di David Cameron sta cercando di riprendere in mano la situazione, dopo che una lettera firmata da 95 membri del parlamento ha chiesto potere di veto su tutte le leggi europee.

Proposta bollata come “impraticabile” dai membri dell’esecutivo. Anche se, nel frattempo, si fa strada l’idea avanzare in sede europea un compromesso: la possibilità per uno Stato membro dell’Unione europea di bloccare le decisioni a maggioranza qualificata se in gioco c‘è un interesse nazionale. Ad esempio, la “City” britannica, che rappresenta il 60% di tutto il settore servizi finanziari del continente.

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