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    Iraq: si riaccende la violenza settaria tra sciiti e sunniti

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    askanews

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    Baghdad (askanews) - Falluja torna a incendiare l'Iraq. Almeno 62 guerriglieri di al Qaida sono stati uccisi nel corso di violentissimi scontri con le forze di sicurezza irachena e gruppi tribali fedeli al governo scoppiati nella provincia di Al-Anbar, nell'Iraq centro-occidentale, bastione sunnita da sempre ostile al primo ministro sciita Nouri al-Maliki.
    I combattimenti sono cominciati a Ramadi dopo lo sgombero di un campo di dimostranti antigovernativi che denunciavano l'emarginazione della comunità sunnita, costante bersaglio di attentati settari. Le violenze si sono poi estese a macchia d'olio sino a Fallujah.
    Il governo iracheno, secondo le parole di un responsabile della sicurezza nella provincia di al Anbar, avrebbe perso il controllo di almeno un quartiere della città, dove comandano i militanti dello "Stato Islamico dell'Iraq e del Levante", gruppo estremista legato all'organizzazione fondata da Osama bin laden.
    Lo scenario insurrezionale pare riprorre gli anni immediatamente successivi all'invasione americana del 2003, quando sia Ramadi che Fallujah si erano trasformate in trincerate roccaforti della guerriglia.
    Secondo l'ong "Iraq Body Count" che registra le vittime civili delle violenze dall'inizio della guerra che ha rovesciato la dittatura di Saddam Hussein, il 2013 è stato l'anno più drammatico da cinque anni a questa parte con 9.475 vittime civili.
    (Immagini Afp)