Il caffè sospeso di Napoli approda a Parigi in versione "estesa"

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Parigi (askanews) - Più che una consuetudine o un gesto di solidarietà a Napoli è quasi un'istituzione, un simbolo di napoletanità. Parliamo del caffè sospeso, abitudine partenopea di lasciare al bar un caffé pagato per chi non può permetterselo. Ora però, complice la crisi, questa usanza valica i confini nazionali e approda a Parigi in versione riveduta e corretta: non solo caffé, dunque, ma ogni cosa possa aiutare i nuovi poveri.
Un chilo d'arance, un piatto di pesce o anche un libro. E' la carità 2.0: chi può paga anche per chi non può e così si è felici in due, chi ha dato e chi ha avuto.
"Ho preso questo piccolo regalo per la mia bimba - spiega Jean-Cristophe che fa il musicista e attraversa un periodo di difficoltà - al mio primo figlio ho preso il libro dell'Hobbit di Tolkien perché ha visto il film e gli è piaciuto. Al momento non posso permettermi di comprare questi regali però spero che presto le cose vadano meglio così potrò contribuire anch'io a questa bella iniziativa".
Non mi piace - dice quest'uomo - quel tipo di carità in cui si dona qualcosa a qualcuno guardandolo negli occhi. Preferisco questa in cui non so nulla della persona a cui sto facendo la donazione: uomo, donna, bambino, francese o straniero non è affar mio. Io do quello che posso ed è il commerciante poi a fare da mediatore".
Se funziona con il caffé può funzionare con qualunque altra cosa, hanno pensato i francesi. Così, in men che non si dica, in un sobborgo della Capitale francese hanno trasformato un'idea in un comportamento virtuoso che rende la crisi un po' più sopportabile. Sperando, come Jean-Christophe, che arrivino presto - e per tutti - tempi migliori.
(Immagini Afp)

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