Marco Nereo Rotelli, l'arte come luce e linguaggio del mistero. Incontro con l'artista veneziano: "Evocare, non provocare"

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Milano (TMNews) - Entrare nello studio milanese di Marco Nereo Rotelli è un po' come fare un passo all'interno di un iper testo che guarda però, più che al linguaggio della tecnologia, a quello del mistero. L'artista veneziano, noto in tutto il mondo per i suoi lavori di luce che decorano gli edifici, ultimo Palazzo Reale a Milano, da sempre si muove intorno alla forza dei simboli e dei significanti, che nelle sue opere assumono un ulteriore livello di realtà."Non sto cercando linguaggi che dichiarino - ci ha spiegato Rotelli - sto cercando linguaggi che di per sé nell'epoca della globalizzazione, del tutto chiaro, del tutto dichiarato, di per sé sono intraducibili".In quest'ottica ecco le tavolette dell'Isola di Pasqua, che Rotelli colleziona e sulle quali lavora da tempo. Ma accanto a questa scrittura così concreta, Rotelli pone l'impalpabile per eccellenza: la luce. E il tutto si proietta poi, ulteriore dialogo, sugli edifici."Io - ha aggiunto - sono sicuramente un artista che non ha investito sulla provocazione, ma piuttosto sull'evocazione e la possibilità appunto che le cose possano comunicare fra loro".Una comunicazione che, comunque, si rivolge all'esterno, a quella entità - forse chimerica - cui attribuiamo il nome di realtà. "E' il pensiero dell'essere qui ora - ha concluso Marco Rotelli - e di cercare attraverso l'arte di uscire dall'arte stessa e di coinvolgere la vita, perché come diceva il grande Edoardo Sanguineti, il resto è vita".Vita che passa attraverso i lavori di Marco Rotelli, e in questo senso le sue celebri porte sono paradigmatiche, e che sembra aleggiare sopra di noi con un'evidenza ancora maggiore. Potere dell'arte.

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