Lussemburgo, premier: "Siamo stanchi di essere considerati un Paese che copre gli evasori fiscali"

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È stato il vincitore a sorpresa delle elezioni di ottobre nel Granducato di Lussemburgo. Il liberale Xavier Bettel, 40 anni, ex sindaco della capitale, si è alleato con socialisti ed ecologisti, e ha messo fine al regno, durato quasi 19 anni, del conservatore Jean-Claude Junker, il decano del Consiglio europeo.

Audrey Tilve, euronews :
Xavier Bettel, si è trattato del suo primo consiglio europeo. Comincio subito con una domanda un po’ spinosa. Il suo predecessore Jean-Claude Juncker ha segnato la politica europea. Non sente la sua ombra troppo pesante?

Xavier Bettel, Primo ministro del Lussemburgo:
No, certamente egli ha lasciato la sua impronta sui vertici europei, i miei colleghi mi hanno chiesto come stava, ma ora bisognerà che facciano riferimento a qualcun altro. Devo dire che l’accoglienza è stata calorosa. Sono i lussemburghesi e una maggioranza in Parlamento che mi hanno permesso di essere qui oggi insieme ai miei colleghi.

euronews :
In che modo vuole smarcarsi da lui, in che modo vuole distinguersi sulla scena europea?

Bettel:
Non si tratta di distinguersi o smarcarsi, ognuno ha il suo stile. Voglio continuare in uno spirito pro-Europa, in una dimensione collegiale, senza scontri ma cercando di trovare delle soluzioni. Soprattutto quello che apprezzo è anche il rispetto. Perché, lo ammetto, non sono il primo ministro del Paese più grande.

euronews :
Sin da questo primo summit, i suoi partner europei le hanno messo pressione perché il Lussemburgo smetta di bloccare un testo che vuole fermare l’evasione fiscale attraverso società fiduciarie e fondazioni. È una posizione che il suo Paese può ancora mantenere?

Bettel:
Intanto non si tratta del Lussemburgo, ma sono l’Austria e il Lussemburgo che hanno una posizione comune sul tema. Avevamo preso un impegno a maggio: allora dicemmo che eravamo d’accordo nel mettere in moto la direttiva risparmio, a condizione che si negoziasse con i cinque Paesi fuori dall’Unione Europea, che hanno anche il segreto bancario, tra cui c‘è la Svizzera. Non è stato fatto.
Ciò che voglio dirle è semplicemente questo: Austria e Lussemburgo cominciano a stufarsi di essere considerati Paesi che coprono gli evasori fiscali e i loro capitali. Abbiamo firmato oltre sessanta testi, in cui ci siamo impegnati con altri Paesi; dal 1 gennaio 2015 avremo uno scambio automatico di informazioni. Bisogna dunque smetterla con questi pregiudizi che, penso, servano più a nuocere al Lussemburgo che ad altro. In ogni caso non sono venuto qui con un atteggiamento difensivo.

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