Il freddo e la neve aggravano la condizione dei siriani

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L’ondata di gelo in Medio Oriente aggrava le condizioni di vita dei siriani. La tempesta “Alexa” sta colpendo con temperature sotto lo zero e neve non solo chi è rimasto in Siria, ma anche gli oltre due milioni di profughi presenti nei Paesi limitrofi.

A Damasco, qualcuno è uscito di casa per cercare di godersi la neve, dimenticandosi per qualche istante un conflitto che ha fatto oltre centomila morti: “Sono abbastanza contenta oggi – dice una studentessa di Damasco -. Spero che la neve riporti in Siria quella felicità che manca da tempo, soprattutto dopo le tante sofferenze. Spero che la neve possa alleviare il dolore delle persone”.

Le avverse condizioni climatiche si aggiungono agli altri problemi della popolazione. Alcune aree – come ad esempio ad Homs – sono completamente senza elettricità e riscaldamento. L’opposizione ha riferito della morte di due bambini.

Non va meglio ai profughi. In Libano ve ne sono oltre ottocentomila. Vivono in tende, edifici in disuso, o sono ospitati da amici o parenti. “Non ho coperte per i bambini, ho nove figli, nessuno di loro può lavorare – dice una donna -. Devo raccogliere l’acqua sotto la neve per lavarli e dare loro da bere. Cosa dobbiamo fare, questa è la guerra. Siamo qui, guardateci. Non abbiamo tende vere e proprie, vogliamo delle tende, del cibo per i nostri figli, come possono nutrirsi e vivere con questo tempo?”

Il maltempo causa difficoltà al transito degli aiuti umanitari, e le organizzazioni umanitarie faticano ancora di più a fornire l’aiuto di cui i profughi hanno bisogno.

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