"Il fascino della Persia" sull'arte europea (e viceversa)

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Persia ed Europa. Eventi storici ne hanno intrecciato ripetutamente i destini. Inevitabile che ne rimanessero tracce, anche attraverso l’influenza nell’arte, soprattutto nel basso medioevo, dell’area mediorientale verso il Vecchio Continente, così come al contrario.

Una mostra a Zurigo mette in luce questo rapporto: la fascinazione del barocco per l’arte persiana e l’ascendenza di alcune scuole europee in alcune opere del moderno Iran.

“Penso – sostiene il curatore della mostra Axel Langer – che sia davvero uno scambio reciproco. Non c‘è una parte che abbia avuto più impatto sull’altra. Ciò che trovo interessante è che reagiscono in maniera differente l’una all’arte dell’altra”.

C‘è un italiano, Marcantonio Raimondi, fra coloro che più hanno influenzato pittori iraniani nel 1500. Come Mir Afzal Tuni. Fu lui il primo a dipingere, in Persia, corpi femminili parzialmente nudi, con un intento erotico che non era mai appartenuto ai suoi predecessori.

“Il nudo persiano – spiega Langer – è qualcosa che potrebbe essersi sviluppato attraverso i contatti con l’Europa. Non ce lo aspettiamo, perché abbiamo certi pregiudizi o certe idee sul comportamento silamico. E quindi pensiamo che non esista, ma non è così. Era solo per uso privato. Non si trattava di copiare opere europee, ma trasformarle in qualcosa di nuovo”.

Le opere d’arte persiane hanno fortemente ispirato gli artisti polacchi. Le prime fasce di seta, divenute elemento tipico dell’abbigliamento della nobiltà polacca, sono arrivate dalla Persia nel 17mo secolo, e in quello successivo venivano realizzate da artigiani locali, principalmente di etnia armena, con decorazioni tipicamente persiane.

La mostra contiene anche una sezione dedicata all’arte contemporanea. Per mostrare che le contaminazioni non sono finite.

Langer ha ritenuto opportuno aggiungere l’arte conteporanea “perché volevamo mostrare che anche l’arte iraniana è globale. Ciò significa che non è più influenzata solo dall’Europa, o solo dall’occidente, ma è un tipo di arte che sta reagendo a un mercato globale e a idee globali. E a sua volta fornisce idee a una platea globale”.

“Il fascino della Persia” sarà al museo Rietberg fino al 21 gennaio 2014.

Il Nour ensemble esegue concerti di musica fusion. Mescolando musica iraniana e occidentale dei secoli passati. Ripropone lo stesso tema della mostra con un’altra forma d’arte: la musica.

Fondato nel 2000, il Nour ensemble è formato da nove musicisti francesi e persiani. Che combinano nelle loro performance musica iraniana ed europea.

“Perché – chiarisce il fondatore Christophe Rezai – ho scelto la musica medievale per la parte europea suonata dal nostro ensamble? La ragione è che credo ci siano tre elementi in comune con la musica persiana. Innanzitutto è basata su scale modali, è di origine popolare. E l’altro elemento è l’improvvisazione”.

Canti gregoriani, salmodie, favole cantate del Kurdistan, melodie coraniche e testi ricavati da passi biblici. Arte che supera le barriere culturali e religiose.

“Tutti – dice Rezai – provano a eseguire la propria parte nel contesto delle proprie tradizioni musicali. In effetti, tutti sono impegnati a cantare nella sua propria lingua. Una parte in iraniano, una parte in una lingua europea. E poi si mescolano per creare qualcosa di nuovo”.

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