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    In Afghanistan i poeti sotto le bombe sognano la pace, in versi. Una ventina di ragazzi pashtun recita poemi ogni venerdì

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    askanews

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    Jalalabad (TMNews) - In Afghanistan un circolo di poeti sotto le bombe sfida la guerra con le parole in versi. Sono una ventina, tutti di etnia pashtun, e ogni venerdì a Jalalabad si incontrano per recitare poemi e raccontare storie, incuranti dei droni e degli elicotteri che passano sopra le loro teste. La maggior parte è molto giovane e vede nelle parole un modo per affrontare la difficile realtà in un Paese in guerra da sempre."A causa della rivolta, la gente è tesa, preoccupata - dice Baryli Baryal - Da quando c'è la guerra, scrivo poesie divertenti. Le persone sono tristi, così penso che se loro si siedono 5 minuti con noi, dobbiamo farli ridere, così si sentiranno felici".Nelle loro poesie parlano soprattutto di pace, del sogno di una vita migliore, di amore. Secondo il poeta Baz Mohammad Abid è stata proprio la guerra a ridare vitalità alla millenaria tradizione della poesia pashtun."Io penso che questi tre decenni di guerra abbiano rafforzato la nostra poesia e abbiano creato più poeti. Se si guarda a prima della rivoluzione c'erano molti meno poeti, oggi se si chiede a tre persone, due diranno di essere poeti e il terzo dirà che ama ascoltare le poesie".(Immagini Afp)