Il Futurismo italiano alla conquista del Guggenheim di New York. La curatrice Vivien Greene: "Marinetti come Andy Warhol"

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New York (TMNews) - Il Futurismo italiano conquista uno dei templi dell'arte contemporanea mondiale: dal 21 febbraio 2014 andrà infatti in scena al museo Guggenheim di New York una grande mostra dedicata al movimento artistico fondato da Filippo Tommaso Marinetti. Abbiamo incontrato la senior curator Vivien Greene. "La mostra al Guggenheim - ci ha detto dal suo ufficio a Manhattan - sarà la prima mostra negli Stati Uniti che guarda a tutto il panorama del Futurismo".Uno sguardo che punta esplicitamente a dare spazio alle diverse componenti del movimento, in un arco temporale esteso dal 1909 al 1944. "E' un mito - ha aggiunto Vivien Greene - che il Futurismo esistesse solo negli anni Dieci, infatti il secondo Futurismo, negli anni Venti e negli anni Trenta è stato un movimento molto ricco, e solo con la guerra e la morte di Marinetti che si chiude questa tappa della storia italiana".Al centro dell'esposizione il tentativo futurista di "ricostruire l'universo", dal che deriva l'eterogeneità dei materiali artistici esposti. "La mostra - ci ha detto la curatrice - comprende ceramiche, fotografia, design, mobili, architettura, film teatro, performance e un accenno importante alle serate. Perché sono queste cose che rendono il Futurismo un'avanguardia veramente diversa rispetto ad altre avanguardie storiche".Particolarmente interessante l'atto di nascita del movimento, sostanzialmente frutto del Manifesto pubblicato da Marinetti su Le Figaro, con una straordinaria operazione di "marketing". "Io riguardo Marinetti - ha concluso Vivien Greene - dico sempre che lui è stato Warhol prima che ci fosse Warhol e quando ha lanciato il primo manifesto ha inventato un'avanguardia".C'è da scommettere che le visioni futuriste si integreranno bene con l'architettura del museo progettato da Frank Lloyd Wright, in un gioco di dinamismo che, già di suo, promette di essere un'opera d'arte.

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