Filippine: a Tacloban l'evacuazione di centinaia di persone

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In fila per ore sotto la pioggia per tentare di trovar posto sull’aereo per Manila. Due cargo delle forze aeree filippine si occupano dell’evacuazione dei sopravvissuti di Tacloban, la città più colpita dal tifone Haiyan, dando priorità a bambini, malati e anziani.

C‘è chi ha camminato a lungo per raggiungere l’aeroporto, portando con sé quel poco che gli resta.
Secondo un uomo l’operazione non si svolge in modo giusto: “Siamo qui da molti giorni, guardate i miei figli, non abbiamo più cibo, né vestiti. Altri sono saliti direttamente sull’aereo. Se non siamo morti per il tifone, moriremo di fame”.
“Abbiamo deciso di fare la fila qui”, dice un’altra abitante, “perché lì c’erano molti cadaveri e i miei figli cominciavano a sentirsi male a causa dei miasmi”.

Una ventina di soldati controlla la folla per impedire che i sopravvissuti si precipitino sugli aerei che trasportano anche aiuti umanitari e giornalisti.

Tacloban è una città rasa al suolo, dai venti a oltre i trecento chilometri orari di Haiyan e le onde di cinque metri. Solo qui l’Onu teme siano morte diecimila persone, su una popolazione di 220 mila.

Il bilancio delle vittime è destinato ad aumentare, visto che le isole più colpite dell’arcipelago, Leyte e Lamar restano difficili da raggiungere. Centinaia di villaggi travolti dal tifone sono isolati per mancanza di comunicazioni.

Il lavoro dei soccorritori è dunque lungo e potrebbe rivelare una devastazione ancora più drammatica. Sulla potenza del tifone si sono interrogati anche gli esperti del clima che affermano: il surriscaldamento globale non è la causa diretta, ma dobbiamo attenderci tempeste sempre più violente in futuro.

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