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    Paolo Virzì: "Il mio festival di Torino? Un'utopia di 9 giorni". Dal 22 al 30 la prima edizione diretta dal regista, con 185 film

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    askanews

    per askanews

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    Roma, (TMNews) - Il festival di Torino 2013 diretto da Paolo Virzì sarà un festival a 360 gradi. Centottantacinque film che spazieranno dalla commedia "Last Vegas" al cinema di ricerca, dal documentario al cinema dei fratelli Coen e Jim Jarmush, fino alle opere prime. Tra queste in concorso quelle di Pif, che con "La mafia uccide solo d'estate" fa ridere su un argomento come la mafia, e "Il treno va a Mosca" di Ferrone e Manzolini, che raccontano le speranze nel comunismo di un anziano italiano che nel 1957 andò a Mosca. Il neodirettore aveva già frequentato il festival come semplice spettatore: "Devo dire che era uno di quei festival dove mi era capitato di entrare magari all'ultimo momento in una sala senza consultare il programma, senza sapere neanche cosa sarei andato a vedere e non avevo mai preso una fregatura". Sotto la sua direzione sarà all'insegna della differenze. "Il festival di Torino è nove giorni di utopia, in cui ci si può avventurare in un viaggio, che spalanca finestre in paesaggi, sguardi altrimenti inaccessibili. E nel concorso opere prime e seconde di grandissimo impatto emotivo, molto diverse una dall'altra. Quindi direi una grande casa abitata da sguardi diversi".Per Virzì è proprio questo, oggi, il ruolo dei festival: "In questo momento i festival raccontano un'altra vita possibile, un altro modo possibile di godere del cinema, che magari è diverso da quello che ci tocca tutti i giorni, laddove si è ristretta l'offerta, soprattutto in Italia, purtroppo".