L'Iraq ancora vittima della violenza, tornata a livelli del 2008. Insicurezza, attentati, un Paese in gravi difficoltà

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Baghdad (TMNews) - Dieci anni dopo l'attacco militare contro Saddam Hussein voluto da George W. Bush, e quasi 24 mesi dopo il termine del conflitto, l'Iraq resta un Paese in grave difficoltà, con il tasso di violenza tornato ai livelli del 2008, uno dei periodi più difficili della storia recente irachena. "Chiunque cammini per strada - spiega infervorato un residente di Baghdad - può trovarsi davanti in qualsiasi momento un'autobomba, una moto o una cintura esplosiva. In qualsiasi momento chiunque può essere ucciso senza avere fatto nulla di male".Nell'ultimo mese gli attentati hanno causato più di seicento morti, mentre nell'intero anno si contano già oltre 6500 vittime. Le bande armate - sciite, sunnite o fondamentaliste - continuano a fronteggiarsi in una situazione di anarchia che ricorda i primi mesi del dopo Saddam, con lo Stato sempre più impotente. "Sono dieci o undici anni - aggiunge un altro uomo - che ci parlano di un piano per la sicurezza, ma nulla è mai cambiato e la situazione continua a peggiorare".La speranza, per l'Iraq, ora si chiama Obama: il premier al-Maliki confida che il presidente americano possa sostenere Baghdad sulla strada di un, difficile, ritorno alla normalità.

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