Dopo Fukushima le aziende giapponesi producono in proprio energia. L'esperienza Toyota: accumulatori per immagazzinare le riserve

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Fukushinma (TMNews) - Nel Giappone denuclearizzato del dopo-Fukushima, la centrale atomica distrutta dal terremoto e dallo tsunami del marzo 2011, i cittadini devono fare i conti con la razionalizzazione dell'energia. Non solo: dopo il black-out che paralizzò il Paese, molte aziende come la stessa Toyota, hanno adottato dispositivi di storage e back-up per produrre in proprio - e in modo autonomo - l'energia necessaria al proprio fabbisogno, per non restare al buio in caso di nuove catastrofi."Se c'è un terremoto - spiega Makoto Sogo, responsabile del progetto alla Toyota - il sistema parte in automatico e ci consente di produrre l'energia di cui abbiamo bisogno noi e ne avanza anche per i villaggi vicini".Pannelli solari, accumulatori d'emergenza e soprattutto una centrale a gas da 7.800 Kilowatt rappresentano la "batteria di riserva" per consentire all'azienda di fronteggiare un eventuale nuovo black-out."Ormai siamo consapevoli di cosa può succedere in caso di balck-out diffuso - spiega il sindaco della vicina cittadina di Ohira - ora, però, grazie a sistemi come questo potremo evitare simili disagi in futuro"."In seguito allo tsunami - spiega l'esperto di energia Takanobu Aikawa - la gente ha preso coscienza che energia significa sopravvivenza. Prima i giapponesi erano completamente dipendenti dalle compagnie elettriche, ora però si sono resi conti che è meglio avere sotto il proprio controllo la produzione di energia".Dopo Fukushima, Tokyo ha sospeso la produzione di energia atomica ma ora vorrebbe riaprire le centrali. Tuttavia, il futuro energetico del Giappone sembra sempre di più legato alle fonti eco-sostenibili.(Immagini Afp)

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