Vita e letteratura, una convivenza sempre molto difficile. Parlano lo scrittore Will Self e il critico Berardinelli

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Milano (TMNews) - Scrivere, e anche leggere, sono attività solitarie, da coltivare spesso lontano dal clamore e per estensione, dalla vita. Un problema che un critico come Alfonso Berardinelli sente particolarmente vicino."Direi che è il mio problema - ci ha detto in un incontro a Mantova - tutti i giorni mi chiedo perché faccio questa vita... Perché leggo e professionalmente sono costretto a leggere molto, e mi piacerebbe anche leggere altro da quello che devo leggere, e passando davanti alle finestre guardo il cielo azzurro e mi chiedo perché non sono fuori".Problema che si propone, perfino amplificato, per gli scrittori, come il torrenziale romanziere inglese Will Self che risponde così quando gli chiediamo se anche lui avverte questa discrepaza."E' terribile, terribile, particolarmente quando vedo tanta gente in giro - ha confessato Self - un terribile spreco di vita. E' come essere rinchiusi da soli in una prigione della mente. E' incredibile come si possa essere così folli da fare questo mestiere".Eppure, come i libri di Self dimostrano, questo mestiere si continua a fare, e i migliori risultati restituiscono una sensazione di vita più vera di quella cosiddetta "reale". Ma intanto, fuori, il mondo continua a muoversi.

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