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    Cina: ritorna la "Bandiera rossa", l'auto ammiraglia di Mao. La nuova versione prodotta è costata un miliardo di dollari

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    askanews

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    Pechino (TMNews) - Lo sconfinato mercato automobilistico cinese è dominato dalle marche straniere. Una ferita aperta per l'orgoglio nazionale e la bilancia commerciale. Una situazione da cui è rinato dalle ceneri uno storico marchio, Hong Qi, "Bandiera rossa", uno dei simboli nazionali di un paese diventato un formidabile potere industriale.Fu Mao il primo a chiedere ai suoi ingegneri di produrre una vettura di rappresentanza ufficiale. Nacque così la prima "Bandiera rossa", un mostro di quasi 7 metri dagli interni imponenti e motorizzato da enormi motori Ford. Ma con il declino del prestigio del "Grande timoniere" anche l'industria automobilistica nazionale scomparve di scena."La produzione venne sospesa, spiega Laurence Brahm, da tempo residente a Pechino e orgoglioso proprietario di due Hong Qi vintage. Nei decenni successivi la Cina pensò solo a importare auto straniere come Mercedes e Audi mentre i figli della nomenklatura del partito guidavano Ferrari e Lamborghini".La "Bandiera rossa", con il suo stile retro, conquistava solo il centro delle coreografiche parate di un regime sempre più comunista solo nella facciata. Ma oggi un'azienda di Stato, cavalcando l'onda dell'orgoglio nazionale, sta riproponendo una versione up to date della vecchia ammiraglia maoista.Un'operazione costata un miliardo di dollari per produrre la versione berlina H7 della "Bandiera rossa", un aggressivo diesel a 6 cilindri proposto unicamente con una livrea nera. Come diceva Henry Ford a proposito della mitica Ford T: "Ogni cliente può avere l'auto nel colore che desidera. Basta che sia nera". La Cina di Mao è sempre più lontana.