India, azienda del commercio equo sfida il colosso della moda Gap. Green the Gap citata dal brand dell'abbigliamento omonimo

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New Delhi, (TMNews) - Portafogli fatti di tetrapak, borsette di rottami e centinaia di oggetti tutti con un denominatore comune: il riciclo. Colmare un vuoto, la mancanza di prodotti realizzati con materiali riciclati, è la missione di "Green the gap", piccola azienda di New Delhi che sfrutta una materia prima abbondante in India come i rifiuti. Un intento che rischia di essere frenato da un gigante mondiale del settore dell'abbigliamento: da San Francisco è infatti arrivata una citazione legale di Gap che intima la compagnia indiana di smettere di usare la parola "gap" nel marchio e sul sito dell'azienda."Quando l'ho vista ero sorpreso e arrabbiato - spiega l'imprenditore Jha Vimlendhu - che una compagnia grande come Gap potesse sentirsi offesa da una realtà così piccola e di commercio equo e solidale come Green the Gap, che fa tutt'altro, noi ricicliamo e creiamo qualcosa dalla spazzatura". L'accusa è di "intenzione malfidata di trarre vantaggi indebiti dalla reputazione e buona volontà di Gap": gli indiani la respingono. "Penso sia un caso di prepotenza dei marchi, e mi schiero contro. La citazione è intimidatoria, dice che approfittiamo della loro buona volontà. Ma non hanno il monopolio sul mondo". Il brand non risponde nè commenta, definisce solo l'India un "mercati in esplorazione". Un mercato che vale 500 miliardi di dollari. Jha non si spaventa e continua a lavorare: il rischio è che questi colossi, arrivati in India, finiscano per schiacciare le piccole realtà come la sua."Non voglio che vengano qui e ci dicano di stare zitti e chiudere, starò qui e li combatterò".

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